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Comitato Festeggiamenti Sant'Eutizio Martire
Soriano nel Cimino

Monastero di Sant'Eutizio

Il santuario che custodisce le spoglie di sant'Eutizio

Il santuario che custodisce le spoglie di sant’Eutizio
La chiesa di Sant’Eutizio, situata nell’omonima e adiacente frazione di Soriano nel Cimino, ha origini antichissime. Nella zona era presente inizialmente un santuario paleocristiano che crollò completamente nel corso del 1400.
Nel 1496 la chiesa venne però ricostruita e intorno al 1740, per opera dei principi Albani venne dato all’edificio l’aspetto attuale, tralasciando le piccole opere di ammodernamento eseguite nel 1959.
Dall’esterno la chiesa appare molto semplice e lineare senza particolari elementi architettonici. L’entrata principale è caratterizzata da un portone in legno sovrastato da una finestra a bifora, contrassegnata da due aperture, divise da una colonnina su cui poggiano due archi.

L’interno della chiesa ha una forma ottagonale ed è contraddistinto dalla presenza di un altare sopraelevato e soprastante alla cripta in cui sono contenute ancora oggi le ossa di Sant’Eutizio dentro ad un sepolcro marmoreo.
L’altare maggiore è realizzato in marmo ed è sorretto da colonne di marmo variopinto. Sotto all’altare è possibile scorgere una scultura rappresentante la figura sacrificale dell’Agnello di Dio. Sullo sfondo un crocifisso e una cornice marmorea con all’interno l’immagine di Sant’Eutizio che mostra il martirio.

La trasformazione dei principi Albani
Nella chiesa viene ripetuto più volte il simbolo della famiglia Chigi a sostegno degli interventi sostanziali fatti dai principi nel 1700. Alcune delle opere sacre sono recenti mentre si conserva, nella cappella del coro, una immagine settecentesca di forma ovale raffigurante la Madonna con il bambino. In molti dei dipinti è raffigurato San Paolo della Croce, colui che ha costudito il santuario e guidato i Padri Passionisti dal 1744.

Adiacente alla chiesa è presente un alto campanile con finestre monofore su due livelli e finestre bifore sull’ultimo livello. La recente intonacatura lascia comunque riconoscere e vedere le antiche origini romaniche.